Mattina del 5 agosto 1300, nelle paludi ad ovest di Firenze.
Avevano abbandonato i cavalli accanto a un casolare, sulla via di Pisa, sotto il sole già alto. Di lì si erano diretti verso il letto del fiume, che scorreva a un paio di leghe, invisibile tra i canneti e le macchie di vegetazione palustre. La piccola colonna arrancava da oltre due ore sul terreno intriso d’acqua.
Estate del 1300. Dante Alighieri, priore della città, viene chiamato nelle paludi dell’Arno, dove è stata trovata una galea arenata. A bordo, centinaia di cadaveri e i resti di un misterioso meccanismo. Da dove è giunta quella nave, con il suo carico di orrore? E perchè, dopo poche ore, viene ferocemente assassinato l’architetto di Federico II, artefice di un enigmatico castello in mezzo al nulla? Uno spettro sembra riemergere dal passato: cinquant’anni prima l’imperatore Federico è morto sulla soglia di un’ultima, straordinaria rivelazione. Ora qualcuno si è nuovamente incamminato lungo quel sentiero. Dante ha solo poche ore prima che scada il mandato del suo priorato e le impiegherà per svelare il mistero.
Per approfondire:
- Silvia Dacciati. Popolani e magnati. Società e politica nella Firenze del Duecento
- P. Gualtieri. Il Comune di Firenze tra Due e Trecento. Partecipazione politica e assetto istituzionale





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